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Honduras
Mag 2026

“Super El Niño” e incendi: effetti senza precedenti del cambiamento climatico

Negli ultimi anni Tegucigalpa e le vicine zone del dipartimento di Francisco Morazán stanno vivendo una crisi ambientale sempre più grave: incendi boschivi, roghi agricoli e siccità stanno peggiorando drasticamente la qualità dell’aria, con conseguenze dirette sulla salute pubblica e sulla vita quotidiana.

La capitale honduregna è spesso avvolta da una densa nube di fumo proveniente dagli incendi che colpiscono le montagne intorno alla città e le zone rurali. Il problema non riguarda soltanto Tegucigalpa, ma anche numerose comunità vicine, dove il fumo ristagna a causa della conformazione geografica delle valli e delle condizioni climatiche sempre più estreme.

Secondo IQAir, piattaforma internazionale che monitora l’inquinamento atmosferico, in diversi momenti del 2025 e del 2026 Tegucigalpa ha registrato livelli di PM2.5 (le particelle sottili più pericolose per la salute) fino a quasi cinque volte superiori ai limiti raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

In alcuni episodi particolarmente gravi, la qualità dell’aria è stata classificata come “molto insalubre” o addirittura “pericolosa”. Durante una delle emergenze più recenti, COPECO (la Protezione Civile honduregna) ha dichiarato l’allerta rossa in diverse regioni del Paese, inclusa l’area di Francisco Morazán.

Le cause principali di questa crisi sono molteplici. Da una parte vi sono gli incendi forestali, spesso aggravati dalle alte temperature e dalla prolungata stagione secca. Dall’altra, continuano le pratiche tradizionali di “quemas agrícolas”, ossia i roghi controllati per preparare i terreni agricoli, che però frequentemente sfuggono al controllo e contribuiscono all’accumulo di fumo nell’atmosfera.

La situazione è resa ancora più critica dal cambiamento climatico. Le piogge irregolari e le ondate di calore favoriscono la propagazione degli incendi e impediscono una rapida dispersione degli inquinanti. In molte giornate, la nube di smog è talmente densa da ridurre drasticamente la visibilità, il che ha causato in tempi passati perfino ritardi e sospensioni dei voli all’aeroporto Toncontín.

I rischi per la salute sono estremamente seri. Le particelle PM2.5 sono così piccole da penetrare profondamente nei polmoni e persino nel sistema circolatorio. L’esposizione prolungata può provocare irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, tosse cronica e difficoltà respiratorie, aumento del rischio cardiovascolare, maggiore mortalità prematura nei soggetti vulnerabili.

Secondo l’OMS, l’inquinamento atmosferico è uno dei principali fattori ambientali di morte prematura nel mondo.

A soffrire maggiormente sono bambine, bambini, persone anziane o con malattie respiratorie o cardiache. Le autorità honduregne hanno più volte raccomandato di evitare attività fisica all’aperto e limitare l’esposizione al fumo durante i giorni peggiori. L’ultimo avvertimento è arrivato nelle passate settimane da parte di COPECO, con la raccomandazione di indossare le mascherine durante le attività all’aria aperta. In alcune occasioni le scuole sono state chiuse e il lavoro da remoto è stato incentivato per ridurre i rischi sanitari.

Anche intorno a Tegucigalpa la situazione è preoccupante. Le comunità rurali spesso dispongono di minori infrastrutture sanitarie e di sistemi di monitoraggio quasi inesistenti. Inoltre, molte famiglie dipendono ancora da combustibili tradizionali per cucinare, aumentando ulteriormente l’esposizione al fumo domestico.

Gli esperti sostengono che il Paese abbia urgente bisogno di politiche più severe contro gli incendi illegali, di sistemi moderni di monitoraggio della qualità dell’aria e di strategie di prevenzione ambientale. Senza interventi concreti, il deterioramento della qualità dell’aria rischia di diventare una delle principali emergenze sanitarie dell’Honduras nei prossimi anni.

In Honduras, la situazione è aggravata da una forte ondata di calore che sta colpendo gran parte del territorio nazionale. Nel dipartimento di Choluteca, dove si sviluppa il progetto Comunità Resilienti di Progettomondo, si registrano temperature fino a 42 gradi centigradi, con aria secca, scarsità di piogge e qualità dell’aria compromessa dal fumo. Lo stesso vale per il confinante dipartimento di Valle.

A rendere ancora più vulnerabile l’Honduras è la deforestazione. I dati di Global Forest Watch mostrano una situazione allarmante: tra il 2001 e il 2025 il Paese ha perso circa 200 mila ettari di copertura arborea a causa degli incendi e oltre 1,3 milioni di ettari per altri fattori di perdita forestale.

Complessivamente, gli incendi sono responsabili del 13% della perdita totale di copertura arborea honduregna negli ultimi venticinque anni. A causa di un pericoloso circolo vizioso gli incendi distruggono foreste, ma la deforestazione stessa favorisce nuovi incendi. Meno alberi significano meno umidità, meno ombra, meno capacità del suolo di trattenere acqua e maggiore vulnerabilità alle alte temperature.

Secondo i ricercatori del network scientifico World Weather Attribution, il 2026 potrebbe diventare uno degli anni peggiori mai registrati per gli incendi boschivi globali.

Gli scienziati collegano questa escalation non solo al cambiamento climatico causato dalle attività umane, ma anche allo sviluppo del “Super El Niño”, fenomeno climatico che potrebbe amplificare ulteriormente caldo estremo, siccità e incendi.

El Niño è la fase calda di un ciclo climatico naturale legato alle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico. Ma oggi questo fenomeno si innesta su oceani già eccezionalmente più caldi a causa del riscaldamento globale.

Secondo le previsioni, esiste oltre il 60% di probabilità che El Niño si rafforzi nei prossimi mesi e persista fino alla fine dell’anno. Gli esperti parlano di un possibile “Super Niño”, con anomalie termiche oceaniche superiori ai 2 gradi.

Il fenomeno sarà particolarmente pericoloso perché si sviluppa in un contesto senza precedenti, con gli oceani che sono già molto più caldi della norma. L’aumento delle temperature atmosferiche e marine fornisce maggiore energia ai sistemi temporaleschi, intensificando gli eventi estremi.

Le stesse dinamiche osservate in si manifestano con forme diverse anche nel resto del mondo. Cambiano i territori, ma il filo conduttore è lo stesso: l’alterazione degli equilibri climatici globali.

Gli incendi in Honduras mostrano con chiarezza come la crisi climatica non sia un problema futuro né lontano. Le fiamme partono spesso dall’azione umana, ma trovano terreno fertile in un pianeta sempre più caldo e fragile.

Armando Orsi,
Servizio Civile Progettomondo in Honduras

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