«Un metro cubo d’acqua che prima costava circa un euro oggi può arrivare a costarne dieci».
Fares Nasasrah parte da un dato molto concreto per raccontare come sia cambiata la vita quotidiana in Cisgiordania. Responsabile Progettomondo in Palestina, 32 anni, vive a Beit Furik, nell’area di Nablus, dove in passato è stato anche sindaco.
Sul lato opposto di Nablus rispetto a Beit Furikundici località dipendono da un unico pozzo. “Per tre, quattro mesi un problema alla pompa principale le ha lasciate senza un approvvigionamento regolare, costringendo molte famiglie ad acquistare acqua dall’esterno a prezzi enormemente più alti”, racconta Fares. “Il problema è stato risolto soltanto due giorni fa, dopo mesi di difficoltà”.
Anche spostarsi tra località vicine è diventato sempre più complesso e incerto. Beit Furik e Beit Dajan condividono un accesso controllato da un checkpoint che, spiega Fares, da circa due anni viene chiuso durante la notte.
«Se sei fuori e torni tardi, rimani sulla strada o al checkpoint fino alla mattina».
Per prendere l’aereo l’11 settembre, Fares ha lasciato casa il 9: checkpoint, cancelli e possibili rallentamenti al confine con la Giordania rendono difficile prevedere quanto durerà un viaggio. «Per andare da una città all’altra a volte possono servire cinque o sei ore».
Le conseguenze riguardano il lavoro, la scuola, l’accesso ai servizi e la possibilità stessa di organizzare la propria giornata. Nelle aree rurali, a queste difficoltà si aggiungono quelle legate all’accesso alla terra.
Intorno a Beit Furik e Beit Dajan sono aumentati insediamenti e avamposti dei coloni, mentre si sono ridotti gli spazi accessibili agli agricoltori e ai pastori. Durante il suo mandato da sindaco, la municipalità interveniva per garantire acqua, infrastrutture e assistenza alle famiglie.
«Ogni volta che c’era un problema dovevamo andare sul posto per aiutare gli agricoltori. Ed era proprio lì che spesso incontravamo i coloni, che cercavano di impedirci di raggiungerli», riferisce Fares.
Dopo il 7 ottobre 2023, l’agricoltura ha assunto un’importanza ancora maggiore. Molte persone che lavoravano in Israele non hanno più potuto raggiungere il proprio posto di lavoro e sono tornate alla terra come fonte di reddito, proprio mentre coltivare diventava più difficile.
È in questo contesto che Progettomondo lavora insieme ad ACS – Associazione di Cooperazione e Solidarietà. Con il progetto “Emergenza Cisgiordania”, sostenuto da Aics.
L’intervento punta a rafforzare la sicurezza alimentare e le possibilità di reddito sostenendo agricoltura, allevamento e attività produttive locali. L’obiettivo è aiutare le famiglie a continuare a produrre e a mantenere un legame economico con il proprio territorio.
Questo legame emerge con particolare forza durante la raccolta delle olive, uno dei momenti più importanti dell’anno per molte famiglie palestinesi. Nelle ultime stagioni, riferisce Fares, alcuni agricoltori non sono riusciti a raggiungere i propri uliveti o hanno dovuto abbandonare i campi durante la raccolta. In vista della nuova stagione, associazioni e organizzazioni palestinesi stanno cercando anche l’accompagnamento di realtà internazionali, che possano recarsi con le famiglie nei terreni.
Se la terra rappresenta una delle principali preoccupazioni del presente, quando si parla di futuro Fares guarda soprattutto alle nuove generazioni.
«Ho sempre cercato di lavorare con i giovani e con i bambini, perché sono tra le persone più colpite da questa situazione. Ora riescono ad andare a scuola solo tre giorni a settimana e hanno troppo tempo libero, con il rischio che si perdano e alimentino il pessimismo».
Per Fares, creare spazi e opportunità per i giovani significa quindi anche offrire alternative e tenerli più lontani dalle situazioni di scontro, in un momento in cui le possibilità a loro disposizione sono sempre più limitate.
«Se riusciamo a creare degli spazi per i giovani possiamo tenerli più lontani dai brutti pensieri e dal contatto diretto con coloni e soldati. Possiamo evitare feriti e salvare vite».
Prima di rientrare a Beit Furik, Fares ha invitato a mantenere alta l’attenzione internazionale e partecipare a forme di mobilitazione e solidarietà, dal valore sia politico sia umano. Tra le azioni individuali cita il boicottaggio dei prodotti israeliani, ma anche il saper scegliere bene alle elezioni nazionali.
«Per chi vive in Palestina, vedere manifestazioni e segnali di solidarietà rappresenta un sostegno psicologico ed emotivo” conclude. “Significa sapere che qualcuno conosce quello che stiamo passando, che non siamo soli e che nel mondo c’è chi continua a parlare di noi».