Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana che ha dedicato la propria vita alla difesa dei diritti umani. Una scelta dal forte significato politico, in un momento in cui le istituzioni internazionali sono sempre più sotto pressione.
Il riconoscimento arriva mentre Donald Trump, che aveva più volte rivendicato il Nobel, ha criticato pubblicamente la decisione del Comitato norvegese. Una scelta che riporta al centro del dibattito il ruolo della giustizia internazionale nella costruzione della pace.
Dalla lotta all’apartheid alla giustizia internazionale
Nata a Durban, in Sudafrica, nel 1941, Navi Pillay ha iniziato la propria carriera come avvocata durante l’apartheid, difendendo attivisti perseguitati dal regime segregazionista, tra cui Nelson Mandela.
Dal 1995 al 2003 ha lavorato presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, contribuendo allo sviluppo della giurisprudenza sulle violenze sessuali durante i conflitti. Successivamente è stata giudice della Corte penale internazionale e, dal 2008 al 2014, Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Un percorso che ha contribuito a rafforzare gli strumenti giuridici per perseguire i crimini più gravi e contrastare l’impunità.
Il lavoro sulla Palestina
Dal 2021 al 2025, Pillay ha presieduto la Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e Israele.
Nel settembre 2025, la Commissione ha pubblicato un rapporto nel quale ha concluso che Israele ha commesso atti di genocidio nella Striscia di Gaza, conclusioni respinte dal governo israeliano.
Il documento ha richiamato anche gli obblighi degli altri Stati, chiamati ad adottare misure per prevenire il genocidio, evitare qualsiasi forma di complicità e contribuire all’accertamento delle responsabilità.
Un’indagine che evidenzia il ruolo degli organismi internazionali nel documentare le violazioni e chiedere conto delle azioni compiute, anche quando sono coinvolti forti interessi geopolitici.
La posizione di Progettomondo
Il Nobel a Navi Pillay arriva in una fase storica segnata da conflitti, crescenti tensioni geopolitiche e difficoltà nel garantire la protezione delle popolazioni civili.
Per Progettomondo, che da oltre sessant’anni lavora al fianco delle comunità più vulnerabili, la pace non può ridursi all’assenza di guerra. Richiede condizioni di vita dignitose, tutela delle persone e istituzioni capaci di intervenire di fronte alle violazioni.
Il riconoscimento a Pillay richiama quindi anche le responsabilità della comunità internazionale: non basta condannare le violenze, occorre agire per prevenirle, tutelare le vittime e assicurare che gli obblighi previsti dal diritto siano rispettati.
Perché la pace non si costruisce con le sole dichiarazioni, ma attraverso scelte concrete e responsabilità condivise.