Dalla rielezione di Lula alla vittoria del movimento studentesco in Serbia, Gianni Cappellotto riflette sul ruolo dei cittadini nella difesa della democrazia, dell’ambiente e dei diritti.
La rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva alla presidenza del Brasile e la vittoria della lista sostenuta dagli studenti in Serbia segnano due importanti risultati elettorali, accomunati da una forte mobilitazione popolare. A commentarli è Gianni Cappellotto, operatore di Progettomondo impegnato nell’Unità Pianificazione Strategica e Valutazione di Impatto, che ne analizza il significato per il futuro dei diritti e della democrazia.
Brasile, nuove prospettive per ambiente e diritti
Il 25 ottobre, Lula è stato rieletto per la quarta volta presidente del Brasile, superando Flávio Bolsonaro al ballottaggio con il 51,79% dei voti. Una vittoria arrivata grazie a una campagna capace di recuperare lo svantaggio del primo turno, mobilitando milioni di elettori anche attraverso i social media e le iniziative sul territorio. Per Cappellotto, il risultato apre prospettive importanti su due questioni centrali anche per Progettomondo: la tutela dell’Amazzonia e il rispetto dei diritti delle persone più vulnerabili. La situazione rimane tuttavia complessa. La forte presenza delle destre in Parlamento potrebbe ostacolare l’attuazione delle politiche ambientali e sociali, rendendo necessario un costante lavoro di confronto e mediazione. Nei giorni precedenti al ballottaggio, Cappellotto aveva già approfondito le preoccupazioni e le speranze per il futuro del Brasile.
Serbia, dalle proteste studentesche alla vittoria elettorale
Anche dalla Serbia arriva un segnale significativo. Alle elezioni parlamentari del 25 ottobre, la lista sostenuta dal movimento studentesco ha ottenuto oltre il 52% dei voti, secondo i risultati preliminari. Il movimento era nato dalle proteste seguite alla tragedia del novembre 2024 a Novi Sad, quando il crollo di una pensilina della stazione ferroviaria provocò la morte di 16 persone, sollevando interrogativi sulle responsabilità istituzionali e sulla corruzione. Da quelle manifestazioni è cresciuta una mobilitazione capace di coinvolgere ampi settori della società e di sfidare i partiti tradizionali, fino ad affermarsi nelle urne.
La democrazia è anche partecipazione
Le vicende di Brasile e Serbia mostrano come la mobilitazione dei cittadini possa incidere concretamente sulle scelte politiche, anche in contesti profondamente diversi.
«Abbiamo ancora la possibilità di cambiare, di fare qualcosa. La democrazia non è una cosa solo delle istituzioni, ma è anche partecipazione di tutti», sottolinea Cappellotto. Un messaggio che richiama il valore del dialogo, dell’impegno collettivo e della costruzione di alternative per affrontare le sfide sociali e ambientali del nostro tempo.