Nella Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, Progettomondo sceglie di raccontare l’aiuto attraverso la voce di chi lo costruisce nel proprio Paese e nella propria comunità.
È la storia di Korotoumou Sanogo, giovane leader di Ngorodougou, in Mali, che ha partecipato a uno degli spazi di concertazione comunitaria promossi nell’ambito del progetto “Activons-Nous”.
Una testimonianza che mette al centro un principio fondamentale della cooperazione: le persone e le comunità non sono soltanto destinatarie degli interventi, ma possono e devono essere protagoniste nell’individuazione dei problemi, nella costruzione delle risposte e nei processi decisionali che riguardano il proprio territorio.
«Grazie a questo spazio di confronto ho potuto far sentire la mia voce su diverse difficoltà che le donne vivono nelle nostre comunità», racconta Korotoumou. «Prima non avevo mai avuto uno spazio così».
L’esperienza ha rappresentato qualcosa di nuovo: un luogo strutturato in cui cittadine, cittadini, rappresentanti della comunità e altri attori del territorio hanno potuto confrontarsi direttamente sui diritti umani, la coesione sociale e la prevenzione della violenza di genere.
«Nella nostra località accade spesso che alcune preoccupazioni delle donne e dei giovani non vengano sufficientemente considerate negli spazi decisionali», dice ancora Korotoumou. «Prima di questo incontro non avevo mai avuto occasione di esprimermi in un contesto così strutturato, nel quale ciascuno può parlare liberamente e ogni voce viene presa in considerazione, indipendentemente dallo status sociale o dal genere».
Un passaggio importante soprattutto in territori nei quali l’accesso delle donne ai luoghi decisionali continua a rappresentare una delle condizioni necessarie per costruire comunità più inclusive.
Durante gli incontri Korotoumou ha potuto portare all’attenzione delle persone partecipanti alcuni dei problemi incontrati quotidianamente dalle donne.
«Ho condiviso il mio punto di vista su diverse difficoltà che viviamo nelle nostre comunità, in particolare per quanto riguarda l’accesso all’informazione, la partecipazione alle decisioni locali e la prevenzione dei conflitti. Ma ho anche ascoltato le altre persone, e questo mi ha permesso di comprendere meglio le diverse realtà e gli sforzi messi in campo dagli attori del territorio per rispondere ai problemi».
È proprio nel confronto tra esperienze differenti che, secondo Korotoumou, può nascere una parte importante delle soluzioni.
«Quello che porto con me soprattutto è l’importanza del dialogo», spiega. «Quando le comunità parlano tra loro, molti malintesi possono essere evitati e si possono trovare insieme delle soluzioni locali. Ho inoltre compreso che la partecipazione femminile non è soltanto importante, ma essenziale per costruire una società più equilibrata e più pacifica. Oggi mi sento più coinvolta e più sicura nel continuare a sensibilizzare le persone intorno a me e nell’incoraggiare altre donne a partecipare agli spazi decisionali. Questo spazio mi ha dato una voce, ma anche la responsabilità di contribuire al cambiamento nella mia comunità».
Nella Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, la storia di Korotoumou permette quindi di spostare lo sguardo da un’immagine tradizionale dell’aiuto, inteso come qualcosa che arriva dall’esterno, a una cooperazione costruita insieme alle persone che vivono quotidianamente i territori nei quali si interviene.
Progettomondo lavora in Mali insieme a organizzazioni e professionisti maliani, valorizzando conoscenze, competenze e capacità di iniziativa locali. Sono loro a conoscere dall’interno le dinamiche sociali, le relazioni comunitarie, le fragilità e le possibilità di cambiamento.
In questa prospettiva, sostenere un intervento significa anche creare le condizioni perché le persone possano esercitare direttamente i propri diritti, assumere responsabilità e diventare protagoniste delle trasformazioni che riguardano il loro Paese.
È quanto è accaduto a Korotoumou: non soltanto partecipare a un progetto, ma trovare uno spazio in cui prendere parola e trasformare quella parola in un impegno verso le altre persone, verso la collettività.