Progettomondo torna a occuparsi di carceri in Mozambico. La nuova sfida prende il nome di “Sprigioniamo talenti”, progetto avviato nell’agosto 2025 e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo (AICS), che nei prossimi tre anni si propone di trasformare la pena detentiva in un’occasione di crescita e di reinserimento sociale.
Progettomondo è capofila, e lavora in sinergia con Coopermondo ETS, l’Associação Moçambicana de Promoção do Cooperativismo Moderno, il Serviço Nacional Penitenciário del Mozambico, Enaip Net Impresa Sociale srl, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università Eduardo Mondlane di Maputo.
Il progetto si rivolge a 660 detenuti reclusi nella provincia di Maputo, in buona parte giovani e donne, e si articola su tre obiettivi: il rafforzamento della formazione tecnica, la promozione dell’occupazione tramite partenariati pubblico-privati e lo sviluppo dell’imprenditorialità sociale con cooperative pilota.
“L’obiettivo è intercettare i professori che svolgono già percorso di formazione e invitarli a seguire dei corsi di aggiornamento sia professionale – relativo alla loro materia di insegnamento – che psicopedagogico, intervenendo sul canale di apprendimento dello studente, proponendo una formazione migliorata”, spiega il responsabile Mozambico per Progettomondo, Francesco Margara. “Inoltre la volontà è di creare la squadra di rugby del carcere minorile, coinvolgendo educatori che sono stati a loro volta formati in quanto beneficiari, per dimostrare alle persone detenute che esiste ancora un mondo fatto di persone che amano stare insieme tramite lo sport”.
Nei prossimi tre anni Sprigioniamo Talenti costruirà un ponte tra il carcere e la comunità, aprendo spazi di formazione, lavoro e cultura. Sarà un percorso che non si limiterà a ridurre la recidiva, ma che punterà a cambiare la percezione collettiva del reinserimento, mostrando che anche chi ha sbagliato può avere una nuova possibilità.
L’esperienza di Progettomondo nel settore carcerario mozambicano ha radici profonde e si è tradotta, negli anni, in progetti di riforma significativi. Con “Diritti in carcere” a Nampula, nel 2007 l’organizzazione ha introdotto la separazione tra persone recluse giovani e adulte, ha creato aule scolastiche e corsi professionali.
“Venne creata un’ala del carcere solo per giovani e degli spazi comuni con diverse aule”, ricorda Margara. “Le prime aule vennero fatte per la scuola, quindi per i giovani, e i detenuti avevano l’obbligo di partecipare alle lezioni”.
Nel 2013, il progetto “Vita dentro”, finanziato dall’Unione Europea, ha ampliato l’impegno, con una forte attenzione alla formazione tecnico-professionale e all’accompagnamento dei detenuti nel momento dell’uscita. Il progetto ha coinvolto assistenti sociali e psicologi per preparare le comunità ad accogliere gli ex detenuti, e ha creato collegamenti con imprese locali per offrire tirocini e opportunità di lavoro. È stato un passo decisivo per ridurre lo stigma e la recidiva.
Con il progetto “Liber’Arte”, realizzato a Maputo, si è invece puntato sull’arte e la cultura per aprire un vero dialogo con istituzioni e comunità, dimostrando che il carcere può trasformarsi in luogo di crescita e di espressione.
“Ancora oggi, in Mozambico, chi è detenuto, in buona parte viene visto come una persona che ha sbagliato e non ha possibilità di riscatto: un criminale lo è stato oggi e lo sarà per sempre”, fa notare ancora Margara. “Questo stigma è un problema per tutta la società. Nel 2013, addirittura, quando il detenuto usciva dal carcere non poteva tornare a casa, altrimenti veniva perseguitato. C’è ancora molto da fare e il nostro impegno oggi è quello di migliorare i percorsi formativi già esistenti, ma anche garantire un accompagnamento psicosociale, che si intreccia con attività culturali e sportive”.
Riccardo Sau,
Servizio Civile Progettomondo