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Pace e diritti
Bolivia
Mag 2026

Nel carcere femminile di Obrajes, l’empowerment diventa voce

Che cosa significa essere una donna libera, quando si vive dentro un sistema patriarcale e, ancora di più, quando ci si trova recluse in un centro penitenziario? Da questa domanda è nato, nel Centro de Orientación Femenina de Obrajes, a La Paz, un laboratorio di empowerment femminile pensato come spazio di parola, ascolto e riconoscimento.

Per dieci incontri, donne di età diverse — dai 18 ai 65 anni — si sono confrontate su identità, relazioni, corpo, maternità, salute mestruale e riproduttiva, violenza di genere e desideri. Temi spesso invisibili, soprattutto in un contesto carcerario dove l’accesso a visite ginecologiche, cure e supporto psicologico resta limitato. Il laboratorio ha fatto emergere una forte necessità di raccontarsi, superare tabù e condividere esperienze in un clima di fiducia e sorellanza. Sono emersi bisogni, paure, desideri e domande rimaste a lungo invisibili.

A questo percorso si è affiancata l’esperienza del teatro, che per Edith è diventata indimenticabile. Donna elegante e composta, nata vicino a una miniera di Potosí e arrivata a La Paz da adolescente per studiare e costruirsi un futuro, Edith ha dedicato gran parte della vita al lavoro e alla famiglia. A 64 anni è entrata a Obrajes, dopo quello che definisce un inganno da parte di una persona di cui si fidava.

«Qui ci sono medici né infermieri, nessuno ti aiuta psicologicamente, nessuno guarda al cuore». All’inizio si rifugia nella biblioteca, cercando sollievo dalla solitudine e dalla lentezza delle giornate. Poi, a novembre, si iscrive al laboratorio di teatro.

Quella che nasce come un’attività per alleviare lo stress diventa presto molto di più: uno spazio di amicizia, espressione. In due mesi, insieme alle compagne, Edith costruisce un’opera collettiva sulla vita quotidiana dentro il carcere. «Il teatro mi ha aiutata emotivamente, mi ha dato sicurezza e fiducia. Mi ha riempita».

Ora che sta per uscire da Obrajes con i domiciliari, Edith sa che porterà con sé questa scoperta: una nuova parte di sé, un modo diverso di abitare il tempo, una possibilità di futuro.

Nel carcere di Obrajes, empowerment e teatro hanno aperto uno spazio possibile: non hanno cancellato la durezza della reclusione, ma hanno permesso a molte donne di riconoscersi, scegliersi, valorizzarsi e immaginare, anche dentro i limiti del carcere, nuovi orizzonti di vita.

Caterina Goglio,
Corpo Civile di Pace con Progettomondo in Bolivia

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