Nelle ultime ore, in Mali, si sono verificate offensive molto gravi contro il governo guidato dalla giunta militare di Assimi Goïta, al potere dal 2020.
Gli attacchi hanno coinvolto diverse aree del Paese e sono stati portati avanti da due soggetti distinti e non allineati, che in questa fase si sono però uniti e coordinati. Nel nord del Mali è intervenuto il Fronte di Liberazione dell’Azawad, movimento a prevalenza tuareg legato alle rivendicazioni separatiste del nord. Nel centro del Paese e nell’area della capitale, invece, l’offensiva è stata invece condotta dal JNIM, gruppo jihadista affiliato ad Al Qaeda e radicato nell’area saheliana dal marzo del 2017.
“Queste offensive hanno mostrato con forza la difficoltà del governo di Assimi Goïta e della giunta militare nel mantenere il controllo del territorio”, fa notare Emiliano Bollettin, responsabile amministrativa area Sahel per Progettomondo. “Dal 2020 le autorità maliane hanno progressivamente allontanato la presenza militare francese, intervenuta negli anni precedenti per contrastare l’avanzata jihadista, e si sono poi affidate al sostegno russo, in particolare attraverso l’Africa Corps. Nonostante questo, gli ultimi attacchi confermano che la situazione resta estremamente fragile”.
L’offensiva arriva dopo mesi di tensioni, durante i quali i gruppi armati hanno colpito anche l’economia del Paese, bloccando rotte di approvvigionamento e forniture di carburante. Le conseguenze sono state pesanti sia per la popolazione locale, sia per la capacità del governo di garantire servizi e sicurezza. L’obiettivo, più che una presa immediata del potere, sembra essere quello di destabilizzare ulteriormente la giunta e creare le condizioni per una crisi interna.
“Questa situazione ha conseguenze dirette anche sui progetti che portiamo avanti nel Paese”, spiega Bollettin. “Alcune delle aree interessate dagli attacchi o dalle tensioni si trovano vicino a territori in cui operiamo o con cui abbiamo relazioni di lavoro. In particolare, l’area di Kati, vicino a Bamako, è stata colpita duramente: qui si trova una delle principali basi militari del Paese e qui è stato ucciso il ministro della Difesa maliano, Sadio Camara, nel corso degli attacchi”.
Per questo motivo, al momento, le nostre attività sono state temporaneamente sospese. La situazione non è ancora rientrata nella normalità, nonostante la giunta militare abbia dichiarato di avere il controllo.
“Dal nostro staff locale abbiamo ricevuto notizia dell’introduzione di un coprifuoco notturno e, in ogni caso, non è ancora considerato sicuro circolare nella capitale”, riferisce ancora Emiliano. “Non è chiaro, infatti, se siano ancora presenti nuclei o sacche legate ai movimenti jihadisti nell’area di Bamako”.
Nel nord del Paese, invece, il Fronte di Liberazione dell’Azawad ha riconquistato Kidal, una delle città più importanti del Mali settentrionale e luogo simbolico per la popolazione tuareg. Kidal era stata ripresa dall’esercito maliano con il sostegno russo, ma fin dall’inizio dell’offensiva è apparso difficile mantenerne il controllo. Di conseguenza, sia le forze russe dell’Africa Corps sia l’esercito maliano si sono ritirati dalla città.
Conclude il responsabile amministrativo Sahel: “Continueremo a monitorare l’evoluzione della situazione insieme al nostro staff locale, seguendo gli sviluppi e riferendovi appena sarà possibile riprendere in sicurezza il normale svolgimento delle nostre progettualità nell’area”.