L’aprile del 2026 in Mozambico verrà a lungo ricordato per le problematiche legate alla disponibilità di combustibile, sia benzina che diesel, che da settimane sta diventando un problema sempre più forte e sentito dalla popolazione.
Come successo poco tempo fa a Cuba, le limitazioni nella distribuzione dei combustibili impattano sulla vita di tutti i giorni e di tutte le persone.
La previsione più facile è che a breve ci sarà un aumento dei prezzi al dettaglio che avranno ripercussioni sui prezzi di tutto, dal trasporto ai beni alimentari e soprattutto quelli di prima necessità. E ciò riporta alla memoria quanto successo nel 2010, con la cosiddetta guerra del pane, quando a causa degli aumenti dei prezzi del combustibile, il prezzo della farina schizzò tanto da far scoppiare una rivolta sociale che sconvolse Maputo per una settimana intera, obbligando il governo a rivedere quegli aumenti.
Oggi, dopo 16 anni, dopo tante crisi più o meno durature e nonostante la sua resilienza, il Paese potrebbe non reggere a un simile colpo.
Maputo rappresenta non solo la capitale politica ed economica del Mozambico, ma anche la città che, insieme alla vicina Matola, accoglie oltre il 10% di tutta la popolazione del Paese. Le due città vicine contano complessivamente oltre 3 milioni di persone, e dato lo sviluppo delle due metropoli, i mezzi di trasporto rappresentano un fattore molto limitante.
La congiuntura politica internazionale, in particolare gli sviluppi negativi delle relazioni politiche in Medio Oriente, con l’aggiunta del ruolo da despota giocato dal presidente americano Trump, sta creando problemi non solo alle popolazioni direttamente coinvolte nelle guerre e negli attacchi militari avvenuti tra Iran, Libano ed Emirati Arabi, ma anche a molti altri che dipendono dalle disponibilità di petrolio proveniente da quelle zone e dal trasporto marittimo che collega nord a sud del mondo.
A prima vista questa potrebbe essere la spiegazione più ovvia per giustificare l’attualità mozambicana, ma in realtà basta scavare un po’ lo strato superficiale per capire che dietro c’è altro, legato alla società, alla politica, all’economia di un Paese tra i più poveri al mondo dove le diseguaglianze sono sotto gli occhi di tutti.
Da un po’ di mesi infatti le importazioni mozambicane hanno subito un forte rallentamento causato dalla mancanza di valuta estera, segnale che il Paese dipende troppo dalle importazioni e pochissimo dalle esportazioni di prodotti nazionali.
Tutto in Mozambico viene importato, dalle materie prime ai prodotti finiti e questo ha portato negli anni una forte dipendenza dalle monete forti come dollaro ed euro.
Il Governo già da settimane, ossia da quando si è iniziato a fiutare il problema, dichiara che non esiste un problema di disponibilità, ma di distribuzione, ovvero i depositi nel porto di Maputo sono pieni, ma la mancanza di valuta straniera impedisce alle compagnie di avere le necessarie garanzie bancarie che servono a sbloccare la situazione. Il Governo però non riconosce l’origine del problema e inizia a dare la colpa alle compagnie di distribuzione, in buona parte straniere, che vogliono seguire l’esempio di paesi vicini come il Sudafrica che ha già aumentato i prezzi di benzina e diesel.
I prezzi attuali agli occhi di noi italiani non sono esorbitanti, parliamo di circa 1.10 €/l per la benzina e 1.05 €/l per il diesel, ma in un Paese dove il salario minimo ammonta a poco più di 120 €, queste cifre rappresentano molto, in particolare per tutta quella parte di popolazione che si muove con i trasporti pubblici, ma anche per chi possiede una macchina o una moto e vive fuori città dove gli affitti sono più accessibili, ma le distanze dal posto di lavoro sono considerevoli.
Il gioco politico, ancora una volta, si ripercuote sulla pelle della popolazione, con file interminabili ai distributori, macchine ferme per strada, persone che girano con qualsiasi tipo di contenitore per accaparrarsi qualche litro di benzina e rivenderlo al mercato nero, tanta gente a piedi, tanta gente che non sa se domani riuscirà ad andare a lavorare, o a portare i figli a scuola, o anche solo a fare la spesa. E questo non solo a Maputo, ma anche nelle altre province, quali Chimoio e Nampula, cui si svolgono le attività di Progettomondo.
Francesco Margara,
cooperante Progettomondo Mozambico