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Feb 2026

“Desde Adentro”. Il podcast che dà voce alla reclusione

Quando vado a Qalauma, centro di reinserimento sociale per giovani boliviani, la sveglia suona presto. Il tragitto da Torre Girasoles, dove viviamo, è esteso e prevede un teleferico, un trufi (taxi per 7/8 persone), un minibus e un taxi normale, per un totale di due ore di viaggio.
Si sale a El Alto, percorrendolo in gran parte, passando dal cosiddetto Ponte Borracho (ubriaco, perché a quanto pare è stato costruito storto), fino ad arrivare a Viacha e da lì al centro di reinserimento per giovani tra i 18 e i 28 anni.
È un percorso lungo, ma non mi pesa, perché mi permette di vedere, annusare, sentire e percepire la realtà, la quotidianità delle persone che vivono in questa parte della Bolivia, immerse nel traffico, tra colpi di clacson continui, gente che grida per strada, cholitas che vendono frutta e verdura, carretti di carne, pane o altri generi alimentari di vario tipo.
Io e le colleghe camminiamo cercando i vari mezzi. L’ultimo taxi, dopo aver percorso 10 minuti di strada sterrata alzando nuvole di sabbia, ci lascia di fronte all’ingesso di Qalauma.
Bussiamo e un uomo della polizia apre una finestrella, ci scruta, diciamo in coro “Progettomondo” e ci riconoscono, facendoci passare. Dopo i controlli percorriamo il vialetto che ci porta ai due cancelli per accedere nel patio del carcere, che altro non è che un campo da calcio intorno al quale si snodano i 4 grandi blocchi dove risiedono i dormitori dei ragazzi. Nel centro i giovani seguono infatti un percorso: entrano nel blocco 1 ed escono dal blocco 4, passando la maggior parte delle volte dal 2 e dal 3. È un percorso legato al tempo e alla permanenza, ma anche al livello economico e alle singole opportunità.
Ci dirigiamo verso il nostro ufficio, lasciamo le nostre cose e ci dividiamo nelle nostre specifiche attività.
Io mi occupo di giustizia riparativa, accompagnando i giovani a riflettere su varie tematiche, per permettere loro di aprirsi e far uscire le emozioni. Gli argomenti spaziano dalla lealtà e l’essere compagni di cella, alla droga, l’alcool e le relazioni amorose. Chiacchieriamo, mi raccontano della loro vita, dei loro progetti, delle loro ansie e paure, della loro sofferenza, in molti casi tangibile. Sono curiosi, partecipano. Siamo in cerchio e parlare, domandare, ascoltare risultano azioni spontanee, naturali, dettate dalla voglia e dal desiderio di condividere quel tempo insieme.
Qalauma offre tante opportunità ai ragazzi, sia per quanto riguarda i percorsi scolastici, sia per i vari laboratori proposti. A Qalauma il tempo scorre lento, ma le giornate passano veloci.

Obrajes è invece il centro penitenziario femminile. Si trova nella zona sud di La Paz e per arrivarci basta fermare un minibus in mezzo alla strada e scendere dopo circa 15 minuti. È una piccola città e un gran mercato. Al suo interno regna il caos. Le donne urlano in continuazione. C’è chi gioca a carte, che si pettina i capelli, chi chiacchiera, chi tesse, chi mastica foglie di coca, chi guarda la televisione nel comedor, chi lavora o partecipa a corsi e laboratori, chi ha un suo negozio e cucina/vende. C’è di tutto, ma tutto è caotico, frenetico.
Anche a Obrajes seguo l’unità di giustizia riparativa, che si articola però in modo diverso. Non sono realizzati circoli preventivi, ma riunioni fra vittime e offensore, in seguito a conflitti e problematiche. I casi a cui trovare una soluzione, compromessi e una conciliazione mi arrivano direttamente, tramite denuncia, dalla direzione. Io mi occupo di fare delle interviste preliminari con le donne e di organizzare l’incontro, di cui sarò facilitatrice.
Una delle riunioni più commoventi che ho fatto si è conclusa con le due donne, che si erano insultate fino al giorno prima, riconciliate e che si auguravano il meglio, dimostrando che talvolta vicende vissute come drammi possono essere sviscerate, spezzettate e semplificate fino a trovare un punto di incontro e a rafforzare il rapporto.
Ad Obrajes ho anche avviato e seguito un laboratorio di empowerment femminile e uno di teatro.
Le donne sono meravigliose, confusionarie, delicate, forti, sincere e furbette allo stesso tempo.

Clicca qui per ascoltare il podcast.

Occuparmi di giustizia restaurativa mi dà molta energia perché c’è sempre uno scambio di forza vitale che mi rigenera, che mi fa bene. E poi attiva il cervello, mi permette di avviare lunghe riflessioni sui centri penitenziari boliviani e su come funziona (o non funziona) il sistema.
Ogni giornata si conclude con una serie di interrogativi e di domande a cui spesso non trovo risposte.
Mi sono ritrovata a chiedermi “perché?” un’infinità di volte in questi mesi. Perché la giustizia non è giusta, perché ci sono persone che stanno in carcere preventivamente anni, talvolta pure innocenti, perché il denaro è ciò che ti permette di uscire o fermarti, perché non ci sono percorsi psicologici ed educativi che possano raggiungere tutta la popolazione carceraria, perché non ci sono programmi di reinserimento sociale utili e funzionanti, e una serie di perché di questo calibro che riempirebbero pagine e pagine.

Lavorare nei centri penitenziari di La Paz è intenso, ma anche un’esperienza che ti assorbe, ti fa alzare la testa, ti apre gli occhi e ti sprona a prendere parte a una lotta: la difesa dei diritti umani e la ricerca della giustizia. Ti spinge a metterti al fianco di chi potere non ne ha, soldi nemmeno, ma ha una grande forza e una speranza di cambiare, sia con poco, le cose.
Dopo una serie di riflessioni e condivisioni di pensieri ed esperienze con chi sta nei centri di reclusione, ho realizzato trasversalmente un podcast con le storie di vita e i racconti “da dentro”. Ho registrato e assemblato vari episodi in maniera amatoriale, caricati su spotify con il titolo “Desde Adentro, voces entre muros”. Raccogliere le testimonianze è stata una delle cose più grandiose che potesse capitarmi, in entrambi i centri. Un momento di scambio sincero e vero sia con le donne che con i giovani che mi ha permesso di entrare ancora di più nelle strutture, di scorgerne i lati più nascosti, di documentare alcuni pezzettini di vita delle persone per sensibilizzare, far conoscere e portare in superficie delle verità, delle realtà.

Clicca qui per ascoltare il podcast.

Caterina Goglio,
Corpo Civile di Pace con Progettomondo in Bolivia

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