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Migrazione
Marocco
Lug 2026

Lo sport al servizio della coesione sociale

Che cosa accade quando un campo da basketball diventa molto più di un semplice spazio di allenamento? Si trasforma in un potente motore di inclusione sociale. È proprio questo il risultato che Progettomondo ha riscontrato dopo il primo anno di implementazione di ‘Terrain de protection’, un progetto triennale avviato nel luglio 2025 nelle città di Rabat, Casablanca e Oujda.

Realizzato da Progettomondo in collaborazione con UNHCR e finanziato da LIV Golf, il progetto entra nel programma globale “Sport for Protection”, e mira a rispondere ai bisogni di persone rifugiate, richiedenti asilo e delle comunità ospitanti, utilizzando lo sport come strumento concreto di protezione, inclusione sociale e promozione del benessere psico-emotivo e fisico.
È quanto avvenuto il 22 giugno, nell’ambito dell’iniziativa «Dunk For Refugees», quando Progettomondo e TIBU Africa, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Marocco, hanno celebrato la Giornata mondiale delle persone rifugiate riunendo giovani rifugiati e giovani marocchini su un campo da basket.
L’evento è stato organizzato nel Complesso Badr Médiouna di Casablanca, e non a caso. Situato lontano dal centro cittadino di Casablanca, il Complesso riflette infatti la volontà a decentralizzare le opportunità sportive e culturali destinate ai giovani, raggiungendo anche i quartieri periferici generalmente poco serviti.

Inoltre, sebbene il progetto sia implementato in tre città, la sua presenza riveste un’importanza particolare proprio a Casablanca, una delle aree del Marocco maggiormente interessate dai fenomeni migratori.
Da un lato, Casablanca rappresenta il principale polo di migrazione interna del Paese. Secondo i dati del Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni del 2024, la migrazione interna coinvolge 14,7 milioni di persone, pari a quasi il 40% della popolazione nazionale, mentre la migrazione internazionale rappresenta una quota molto più contenuta (0,7% della popolazione totale). La sola regione di Casablanca-Settat ospita circa 3,63 milioni di migranti interni – quasi un quarto del totale nazionale – di cui 1,37 milioni provenienti da altre regioni del Regno.
Dall’altro lato, Casablanca è anche una delle principali destinazioni e aree di transito della migrazione internazionale. Il suo dinamismo economico, la concentrazione di servizi e attività produttive e le opportunità offerte dall’economia informale attraggono un numero significativo di migranti internazionali, rifugiati e richiedenti asilo. Secondo i dati UNHCR aggiornati a marzo 2026, le principali nazionalità registrate in Marocco sono quelle sudanese (6.068 persone), siriana (5.231 persone) e guineana (2.372 persone).

Tuttavia, le opportunità offerte dalla città si scontrano spesso con una realtà caratterizzata da esclusione sociale e precarietà. L’accesso limitato a un alloggio dignitoso e stabile, al lavoro formale, ai servizi sanitari e all’istruzione riduce significativamente le possibilità di inclusione sociale ed economica. Molte persone migranti e rifugiate, spesso esposte a discriminazioni e prive di uno status giuridico regolare, sono costrette a vivere in quartieri periferici o in strada, in condizioni estremamente precarie.

Questa situazione è particolarmente evidente nell’area di Oulad Ziane, che da anni rappresenta uno dei principali simboli delle tensioni legate alla gestione della migrazione a Casablanca. Nonostante i ripetuti sgomberi, molte persone continuano a stabilirvisi per l’assenza di alternative abitative. La città si trova così al centro di una costante tensione tra le iniziative di solidarietà promosse dalla società civile e le politiche pubbliche orientate al controllo e alla dispersione dei flussi migratori. Casablanca si configura quindi come uno spazio caratterizzato da un duplice volto: da un lato offre opportunità economiche e rappresenta un luogo di approdo; dall’altro continua a produrre dinamiche di esclusione, marginalizzazione e rifiuto nei confronti di molte persone migranti e rifugiate.

In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni della società civile risulta fondamentale per rispondere ai bisogni delle persone più vulnerabili. Sostenere rifugiati, richiedenti asilo e migranti significa non solo garantire l’accesso ai beni e ai servizi essenziali, ma anche creare spazi sicuri, inclusivi e accoglienti nei quali ogni persona possa sentirsi ascoltata, riconosciuta e valorizzata. Sono proprio questi spazi, fondati sulla fiducia, sulla partecipazione e sull’incontro, a creare le condizioni necessarie per promuovere la coesistenza pacifica e rafforzare la coesione sociale.

Il 22 giugno, al di là della competizione sportiva, l’iniziativa ha evidenziato il potenziale dello sport come strumento proprio per rafforzare la coesione e promuovere relazioni fondate sul rispetto reciproco.
Attraverso «Dunk For Refugees», Progettomondo e i suoi partner hanno riaffermato quindi il proprio impegno nella costruzione di una società più inclusiva, nella quale ogni giovane, indipendentemente dalla propria origine, possa trovare il proprio posto nel rispetto e nella dignità.
Progettomondo e TIBU Africa sono convinti che lo sport rappresenti uno straordinario strumento di cambiamento sociale sostenibile. Ogni giorno, le loro iniziative dimostrano come i valori universali dello sport – il rispetto, la solidarietà, la cooperazione e il desiderio di superare i propri limiti – possano contribuire alla costruzione di comunità più inclusive, coese e resilienti.

Sorenza Mollica,
tirocinante Progettomondo in Marocco

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