La crisi idrica che ha colpito il Mozambico Meridionale tra le settimane di fine dicembre e l’inzio dell’anno, rilancia la sfida della prevenzione climatica.
Oltre a far perdere la vita ad alcune decine di persone, le inondazioni hanno causato la fuga di oltre 400 mila persone aumentando i rischi per la protezione, e impattando negativamente su ben più di 800 mila persone.
La testimonianza
“Tra la fine del 2025 e le prime settimane del 2026 mi sono trovato a vivere uno dei momenti più difficili da quando svolgo il mio servizio civile in Mozambico”, racconta Enrico Turicelli, Casco Bianco a Maputo con Progettomondo. “Le piogge, iniziate già nei mesi di ottobre e novembre, non hanno mai davvero dato tregua. Giorno dopo giorno vedevo l’acqua accumularsi, i terreni impregnarsi fino a non riuscire più ad assorbire nulla, i livelli dei fiumi salire lentamente, ma inesorabilmente. Quando, a dicembre, il fiume Incomati ha superato le soglie di guardia, ho capito che non si trattava più di un evento ordinario: la piena stava arrivando, e con essa il rischio concreto di perdere tutto ciò che, insieme alle comunità locali, avevamo costruito con fatica.
Il mio luogo di lavoro e le comunità con cui collaboro si trovano a Macaneta, una penisola a 40 km dalla capitale Mozambicana Maputo, zona bassa e sabbiosa, bellissima, ma fragile. Qui l’acqua non defluisce facilmente e basta poco perché tutto si trasformi in una distesa di fango e ristagni. Con l’innalzamento del livello del fiume e le piogge incessanti, strade secondarie, campi coltivati e insediamenti sparsi sono stati rapidamente allagati.
A metà gennaio, nei momenti di piena più intensa, le persone avevano difficoltà nel raggiungere i mercati o le strutture sanitarie. I collegamenti per il trasporto dei beni essenziali rallentano, e ogni spostamento diventa un’incognita. Nei campi agricoli l’acqua ha sommerso intere coltivazioni: per molte famiglie ha significato perdere non solo il raccolto, ma anche l’unica fonte di reddito e di cibo. Gli interventi fatti fino a oggi in parte hanno retto l’impatto dell’acqua, ma in alcuni casi non hanno evitato la distruzione completa di campi di agricoltura sintropica e di buona parte degli alberi piantati per riforestare una parte della penisola di Macaneta.
Anche nelle aree più basse della vicina Marracuene l’impatto è stato pesante. L’acqua è rimasta per giorni, settimane, senza riuscire a ritirarsi. Il terreno saturo non assorbiva più nulla, e questo prolungava i danni alle coltivazioni e aumentava i rischi sanitari legati all’acqua contaminata.
A livello nazionale le autorità hanno dichiarato lo stato di allerta e avviato evacuazioni e interventi di emergenza. I numeri parlano di centinaia di migliaia di persone colpite solo nel sud del Mozabico, di scuole chiuse e infrastrutture danneggiate.
Le inondazioni hanno mostrato quanto siano intrecciati clima, gestione e fragilità del territorio. Per comunità come quelle di Macaneta e Marracuene, la sfida non è solo superare l’emergenza, ma riuscire a immaginare un futuro più sicuro.
Enrico Turicelli,
Servizio Civile Progettomomondo in Mozambico