Quando si parla di migrazione, spesso l’immaginario collettivo si concentra sul viaggio, sulla partenza e sull’arrivo. Ma esiste un’altra dimensione, quella del ritorno e del legame che non si spezza mai tra chi è partito e la propria terra d’origine.
È in questa prospettiva che nasce il progetto “Passerelle“, avviato da Progettomondo nel maggio 2025 e finanziato dall’Unione Europea – in partenariato con le ONG CEFA (Comitato Europeo per la Formazione e l’Agricoltura) e M&D (Migrations & Développement,) con l’obiettivo di costruire un ponte stabile tra le comunità marocchine in Europa e i territori di origine in Marocco.
Giulia Inguaggiato, rappresentante Paese di Progettomondo in Marocco, racconta come questo progetto si inserisca in una lunga storia di interventi dell’organizzazione nel Paese. “Siamo presenti in Maroco con una registrazione ufficiale dal 2001. Il fenomeno migratorio è sempre stato uno dei settori di intervento di Progettomondo: da qui anche la scelta di avere una sede ufficiale a Beni Mellal, una regione da cui storicamente partono i flussi migratori verso l’Europa.”
“Il Marocco – spiega Inguaggiato – ha conosciuto negli anni un cambiamento profondo: da Paese di transito per i migranti sub-sahariani, è diventato progressivamente anche Paese di destinazione e di ritorno. Ci sono comunità che hanno iniziato a stanziarsi, e poi c’è tutto il fenomeno della migrazione di ritorno. Alcune persone tornano spinte dalle politiche europee, altre per un sentimento profondo di voler rientrare. Io sono siciliana, e lo sento molto: noi emigriamo, ma abbiamo sempre il sogno di tornare a casa con nuove competenze”.
Passerelle nasce proprio per dare forma concreta a questo legame. Il progetto mira a coinvolgere 180 rappresentanti della diaspora marocchina in Europa, 125 operatori delle regioni di Beni Mellal-Khenifra, Souss-Massa e Oriental, oltre a 20 associazioni locali e 25 esperti residenti all’estero. L’obiettivo è rafforzare il ruolo della diaspora nello sviluppo locale, valorizzando il contributo delle nuove generazioni e delle donne.
“Credo molto in questo progetto”, afferma Inguaggiato. “È complesso ma se riusciamo …”. Il sospeso, più che una reticenza, è il segno di un’aspettativa concreta. Se il ponte tra comunità radicate in Italia, Francia e Belgio e i territori di origine prende forma, i risultati si misureranno nella capacità di generare progetti utili e inclusivi.
La prima attività già in corso è una ricerca.
“La ricerca punta a realizzare dei focus group e delle interviste con tutta una serie di associazioni, giovani marocchini e giovani donne che si trovano in Europa, per capire quale sia il loro punto di vista rispetto appunto alla possibilità di utilizzare le rimesse per fare progetti in Marocco”. L’indagine ambisce a far emergere gli ostacoli reali, siano essi di ordine culturale oppure legati a informazioni che non arrivano, perché non esistono delle applicazioni o degli strumenti che possano facilitare tale passaggio.
Il progetto prevede anche il rafforzamento del dialogo istituzionale e la raccolta dati per alimentare strategie nazionali sulla diaspora e contribuire alla riflessione sulla strategia nazionale dedicata alle persone marocchine all’estero, adottata nel 2014 e rimasta solo parzialmente implementata. Il progetto sperimenterà un barometro, elaborato dal partner di progetto Migrations & Développement per monitorare l’attuazione delle politiche legate alla diaspora, e ispirato a strumenti già utilizzati in altre regioni del mondo.
Passerelle non è solo un progetto di co-sviluppo, ma un invito a ripensare la migrazione come circolare e regolare, capace di generare scambio di competenze e nuove opportunità.
“Il settore turistico e l’agricoltura sono tra le aree più promettenti in Marocco – spiega Inguaggiato – ma l’idea è anche quella di favorire diritti come pensione e alloggio, e di creare un dialogo continuo tra Europa e Marocco”.
Un ponte, dunque, che non è fatto di cemento ma di relazioni, di storie e di futuro condiviso. Passerelle è la scommessa di Progettomondo per trasformare il sogno del ritorno in una realtà di sviluppo inclusivo.
Riccardo Sau,
Servizio Civile Progettomondo