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Mozambico
Feb 2026

Allegria Heleleleee è un laboratorio di spontaneità

In Mozambico la salute mentale non è ancora regolata da una legge specifica. La presa in carico della sofferenza psichica risente di un’impostazione prevalentemente biomedica, in cui il trattamento farmacologico e il contenimento rappresentano le risposte principali, lasciando poco spazio ad approcci alternativi e alla dimensione relazionale. È in questo contesto che, nell’Ospedale Psichiatrico di Maputo, sul finire del 2024 è nato il laboratorioAllegria Heleleleee“, nell’ambito del progetto Infulene.

Attraverso l’arte, il laboratorio si è da subito dato come obiettivo di provare a migliorare la vita dei pazienti, restituendo loro dignità umana e uno spazio di libertà e di espressione.  Ogni settimana le attività vengono proposte nei reparti con un approccio semplice e, in un certo senso, radicale: creare arte, senza che questa debba essere giustificata come strumento terapeutico. Alla base c’è anche il tentativo di svuotare la parola “matto o matta” del suo significato ancora oggi fortemente stigmatizzante, riconsegnandola a chi la vive con una dignità nuova. L’arte diventa un modo per stare in relazione, per rimettere in movimento corpi e linguaggi. L’intento è trasformare il manicomio in un luogo dove chi vive condizioni di estrema difficoltà sia riconosciuto prima di tutto come persona, come artista, come essere umano.

L’esperienza prende avvio da una prima giornata gratuita, organizzata nel 2023 da Stefano Fontana, mosaicista, antropologo e cooperante internazionale con una lunga esperienza nel lavoro con l’inclusione, insieme ad alcuni artisti amici. Entrano per la prima volta nell’ospedale psichiatrico Infulene semplicemente per fare arte con le persone ricoverate. Alla fine di quella giornata, racconta Stefano, “i corpi sembrano più aperti, più presenti“. È da quell’osservazione che nasce l’intuizione e la volontà di dare continuità a quell’esperienza.

Grazie alla collaborazione tra Progettomondo, l’associazione culturale mozambicana Girasol e l’Ospedale Psichiatrico di Infulene è nato poi un vero e proprio progetto, inizialmente finanziato dall’Ambasciata Svizzera in Mozambico.
Girasol è una realtà attiva nel Paese dal 2003 ed è composta in larga parte da artisti. Il suo presidente, Joaquim, è psicologo, ha un dottorato in salute pubblica ed è anche artista. La sua presenza ha permesso fin dall’inizio di creare un dialogo con le istituzioni, mantenendo al tempo stesso una forte attenzione alla dimensione culturale e artistica dell’esperienza.

“Fin dall’avvio, Allegria Heleleleee è stato pensato come un’esperienza sperimentale volutamente “bassa”. Una scelta che nata dalla volontà di non sovrastrutturare il progetto e di lasciare spazio alla spontaneità degli artisti e del luogo, per far muovere la mozambicanità”, spiega Stefano, che ha riflesso tale approccio anche nella vita quotidiana, muovendosi con i mezzi pubblici, frequentare i luoghi pubblici, costruendo relazioni informali, senza mai creare distanza e dislivelli.

Il cuore del laboratorio è un collettivo di artisti militanti del panorama underground di Maputo: pittori, attori, danzatori, musicisti e poeti che conducono gli atelier settimanali di pittura, teatro, corpo e musica, poesia. Il lavoro è impostato in modo orizzontale e democratico”, racconta ancora Stefano. “Gli artisti non interpretano né correggono ciò che emerge, ma accompagnano i processi creativi, mettendo a disposizione strumenti e competenze”.
Stefano descrive questo ruolo come un “segretariare” il lavoro degli altri, ossia permettere alle persone di esprimersi senza ricondurre ciò che nasce da una logica di diagnosi, di cura o di valutazione. Questo modo di lavorare si rifà al campo dell’Art Brut, termine introdotto nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet per indicare produzioni artistiche nate fuori dai canoni estetici convenzionali e dai circuiti ufficiali dell’arte, spesso realizzate da persone considerate marginali, tra cui i pazienti degli ospedali psichiatrici. In questo senso, le opere prodotte negli atelier vengono riconosciute per ciò che sono: non strumenti terapeutici né prodotti di un progetto sociale, ma lavori artistici a tutti gli effetti, capaci di reggere uno sguardo pubblico.

A distanza di un anno e mezzo dall’avvio delle attività, i cambiamenti sono visibili. Nei pazienti, innanzitutto, ma anche nel clima dell’ospedale. Gli infermieri, inizialmente distanti, hanno iniziato a partecipare ai laboratori insieme alle persone ricoverate. Gli spazi si sono trasformati: le pareti, un tempo spoglie, oggi ospitano le numerose opere prodotte nei laboratori. “Nel tempo – osserva Stefano – è cambiata anche la qualità della produzione artistica, tanto che molte persone hanno sviluppato uno stile riconoscibile e personale”.

Il nome del progetto è nato da un’osservazione fatta dagli stessi artisti. Notando come i pazienti, entrando nei laboratori, cambiassero atteggiamento, uno di loro parlò di “allegria”. Heleleleee richiama invece l’urlo di felicità delle donne in molte culture, un suono legato alla gioia collettiva.

Oggi Allegria Heleleleee è sostenuto da una campagna di raccolta fondi di Produzioni dal Basso e Progettomondo punta a garantirne la prosecuzione.
Lo sguardo resta rivolto al futuro: il percorso di normazione della salute mentale in Mozambico potrebbe aprire spazi di dialogo in cui esperienze come questa contribuiscano a ripensare le politiche pubbliche, valorizzando, come dice Stefano, “l’arte come spazio di libertà, convivenza, espressione e cittadinanza. Uno spazio per essere umano”.

Sara Sprea,
tirocinante Progettomondo

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Ogni gesto conta. Ogni vita conta.

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