«Tutto è cambiato da quando siamo consapevoli su come prevenire ristagni d’acqua e la presenza di zanzare. Ora la malaria ci fa meno paura».
Lo dice Tou Fanta, giovane donna che vive nel villaggio di Kansiara, che si trova nella regione delle Tannounyan in Burkina Faso. Qui l’impegno di Progettomondo è di lunga data per contrastare la grave malattia infettiva, causata da parassiti trasmessi dalle puntura di zanzare Anopheles infette che, se non curata, può rivelarsi persino letale.
Nella Giornata Mondiale della Lotta contro la Malaria, che ricorre il 25 aprile, Progettomondo dà voce a chi incarna ogni giorno il significato profondo dell’impegno comunitario. È infatti nel cuore dei villaggi e delle famiglie che questa lotta prende forma, quando le comunità fanno proprie le conoscenze e trasformano il proprio ambiente.
“Prima che arrivasse il progetto, non eravamo consapevoli che l’ambiente in cui viviamo potesse essere una fonte di malattie”, racconta Tou Fanta. “L’acqua piovana e le acque reflue si accumulavano nei nostri cortili e nei dintorni, creando, senza che lo sapessimo, condizioni favorevoli allo sviluppo delle zanzare e quindi alla diffusione della malaria. Tutto è cambiato un giorno di dicembre, quando una donna si è presentata a nome di Progettomondo, per ascoltarci e raccogliere le nostre preoccupazioni. Ci ha promesso che sarebbe tornata, e così è stato. Arrivando insieme a un’équipe di persone esperte, ci ha spiegato che sarebbe stato avviato un sistema per aiutarci a ridurre in autonomia i nostri problemi di salute, e in particolare la malaria che colpiva regolarmente il nostro villaggio. Onestamente, facevo fatica a immaginare come fosse possibile senza grandi risorse economiche o competenze mediche specifiche”.
Sotto la guida del capo villaggio, sono state individuate otto persone di fiducia, che hanno formato il Comitato Villaggio per la Lotta contro la Malaria. Queste persone sono state formate a Banfora e, al loro ritorno, sono diventate veri punti di riferimento per la comunità.
Prosegue Fanta: “Ci hanno sensibilizzato sulle buone pratiche igieniche per eliminare i focolai larvali delle zanzare, sulla costruzione di pozzetti per drenare l’acqua stagnante, sull’importanza di dormire sotto le zanzariere e di recarsi al centro sanitario ai primi sintomi della malaria. Abbiamo anche organizzato uno spazio collettivo, lontano dalle abitazioni, per lo smaltimento dei rifiuti. Oggi i risultati sono visibili. Ci ammaliamo meno, soffriamo meno di malaria, e questo ci permette di risparmiare e di dedicarci meglio alle nostre attività».
La testimonianza di Fanta traduce concretamente la pratica dell’epidemiologia comunitaria, una metodologia di coinvolgimento che mette le persone al centro della prevenzione della malaria. Accompagnando le comunità nell’identificazione e nella gestione dei problemi legati alla salute ambientale, interviene proprio là dove la malaria ha origine: nell’ambiente quotidiano delle famiglie.
Tale approccio è implementato nel distretto sanitario di Banfora, in 29 villaggi dei comuni di Tiéfora e Soubakaniédougou, nell’ambito del progetto «Tutte e tutti contro la malaria!», finanziato dall’Agenzia italiana di cooperazione allo sviluppo (Aics), e realizzato da Progettomondo con il supporto tecnico dello SP-PALU e del Ministero della Salute e dell’Igiene Pubblica.