Il 7 febbraio 2026 avrebbe dovuto segnare la fine del mandato del consiglio presidenziale provvisorio ad Haiti. In realtà, quella data ha aperto un nuovo capitolo di incertezza per l’isola caraibica. La comunità internazionale – Stati Uniti in testa, insieme a Canada e Francia – ha scelto di sostenere il primo ministro Fils-Aimé, che ha assunto la guida del Paese promettendo una transizione elettorale.
La calma apparente che si respira oggi nasconde tensioni latenti. I partiti politici hanno già manifestato contro il consiglio provvisorio, accusato di voler prolungare il proprio mandato senza organizzare elezioni o referendum.
“La popolazione aveva ben compreso la situazione, ci sono stati fermenti anche a livello giornalistico per spingere verso la dipartita del consiglio provvisorio” racconta Léonel Cetoute, referente di Progettomondo ad Haiti.
Nei giorni precedenti alla scadenza del mandato, alcuni consiglieri avevano persino tentato di revocare il Fils-Aimé e sostituirlo con il ministro delle finanze, in una sorta di rivoluzione interna. “È stato fatto per cercare di rimanere al potere, ma è proibito”, spiega Cetoute. Il piano non è riuscito: la comunità internazionale ha esercitato forti pressioni per impedirne l’applicazione, opponendosi alla risoluzione che avrebbe dovuto sancire la destituzione del primo ministro.
Il rischio è che Fils-Aimé, forte del sostegno esterno, cerchi di dirigere la transizione da solo, alimentando nuove opposizioni interne. “La tendenza prevalente è spingere perché si trovi un accordo politico per emendare la costituzione e istituire delle nuove elezioni”, osserva Cetoute, sottolineando come la classe politica resti divisa.
Accanto alla crisi istituzionale, rimane centrale la questione della sicurezza.
Port-au-Prince è ostaggio delle gang armate, che controllano quartieri e attività economiche. “Fare il tragitto da casa all’ufficio è pericoloso, tanti altri uffici di Ong si sono già spostati, la parte bassa della città dove ci sono uffici e ministeri è inaccessibile”, riferisce Cetoute.
Questa condizione ha un impatto diretto sulle attività di Progettomondo. La logistica è ormai una sfida quotidiana: trasporti, riunioni e incontri con le persone destinatarie delle attività progettuali, devono essere pianificati con cautela, spesso rimandati in base agli eventi che si verificano. “Non è scontato che le persone a cui sono destinate le attività riescano a partecipare. Se è successo qualcosa nei giorni precedenti bisogna rimandare l’attività” sottolinea il nostro referente ad Haiti.
Secondo Cetoute le bande non hanno bisogno di conquistare formalmente il potere: già oggi esercitano un controllo capillare. “Ricevono denaro dai posti di blocco, hanno il controllo delle imprese. Le gang hanno addirittura più potere della politica, quindi non hanno bisogno di fare un colpo di Stato. Nell’instabilità politica ci sguazzano bene”, osserva.
Secondo i rapporti, sono circa 12.000 i membri del consorzio di gang “Vivre ensemble”, nato nel 2021 e guidato da Jimmy Chérizier, detto Barbecue.
Nonostante le difficoltà, Progettomondo continua a garantire la propria presenza, adattando le attività alle condizioni di mobilità ridotta. La speranza è che la comunità internazionale e il governo riescano a riportare sicurezza, condizione indispensabile per qualsiasi processo elettorale.
conclude Cetoute: “Se Fils-Aimé riuscirà a trovare una soluzione a questa situazione, potrebbero essere organizzate le elezioni come dicono, ma la prima cosa da affrontare è l’insicurezza, prendendo il controllo sulle gang armate. Speriamo che la comunità internazionale e il primo ministro riescano a farlo, ma i dubbi restano molti”.
Riccardo Sau,
Servizio Civile Progettomondo