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Perù
Feb 2026

Indigeni dell’Amazzonia: “Un dolore che esige giustizia”

Il rispetto del diritto alla verità e la creazione di una Commissione che indaghi le gravi violazioni dei diritti umani commesse contro le popolazioni indigene dell’Amazzonia durante l’epoca del caucciù.
Lo chiede il Colectivo Tsiuni, gruppo di giovani indigeni del Perù che, di recente, ha presentato un ricorso di habeas corpus (strumento attraverso cui è possibile reclamare il diritto alla verità, secondo il nuovo Codice di procedura costituzionale del Perù) contro lo Stato peruviano.

Tra il 1880 e il 1920, le popolazioni indigene dell’Amazzonia furono vittime di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani da parte dei cosiddetti caucheros, imprenditori del caucciù che svilupparono un modello di sfruttamento basato sulla depredazione della natura amazzonica e su rapporti di produzione di carattere schiavistico, con la tolleranza e la complicità dello Stato.
Secondo diversi studi, tra il 1850 e il 1912 l’estrazione del caucciù in Amazzonia aumentò di circa 750 volte, raggiungendo una produzione record di 70.000 tonnellate. Tale crescita si sostenne con il sistema dell’indebitamento (endeude), mediante il quale le persone indigene ricevevano attrezzi basici, come machete, che dovevano ripagare attraverso la raccolta del caucciù. Le quote erano fissate unilateralmente dai caucheros, generando debiti impagabili che mantenevano le persone indigene sottomesse per tutta la vita e ricadevano sui loro discendenti.
Nel 1912 il diplomatico irlandese Roger Casement documentò violazioni a Putumayo, raccolte nel Libro Azul Británico, ma le autorità peruviane negarono i fatti.
La letteratura stima che almeno 30.000 persone indigene morirono a causa delle condizioni di vita disumane, degli abusi, delle torture e delle esecuzioni, ma è probabile che furono molte di più.
Tra i popoli colpiti vi furono i Huitoto, Bora, Ocaina, Andoque, Resígaro, Nonuya, Miraña, Muinane e Kukama. Le punizioni per il mancato rispetto delle quote di raccolta di caucciù erano terribili, con anche uccisioni per crudeltà o “divertimento”, riflesso di un’ideologia razzista, che seminò conseguenze devastanti, con ferite profonde aperte ancora oggi.

La memoria dell’epoca del caucciù è stata trasmessa principalmente in forma orale, e i discendenti delle vittime lottano affinché non venga dimenticata. Sono impegnati in processi di ricostruzione della propria identità collettiva e di organizzazione per difendere i loro diritti al territorio, all’identità e all’autodeterminazione.
Lo Stato peruviano non ha mai indagato adeguatamente i crimini commessi durante l’epoca del caucciù. Non ha chiarito i fatti, non ha identificato i responsabili, non ha risarcito integralmente le vittime.
La discriminazione nei confronti delle popolazioni indigene e la prioritizzazione degli interessi estrattivisti in nome dello “sviluppo” sono ancora una realtà diffusa nell’Amazzonia peruviana. Ancora oggi persistono violazioni di diritti fondamentali e collettivi, soprattutto in contesti di attività estrattive come lo sfruttamento petrolifero, l’estrazione mineraria e il disboscamento illegale.
In questo contesto nasce il Colectivo Tsiuni (“ascoltare” nella lingua Kukama), composto da quasi 40 giovani indigeni. Il Colectivo si definisce “organizzato a partire dal dolore, un dolore che esige giustizia e una giustizia che è un cammino di guarigione e di non ripetizione”. La memoria è vista come uno strumento contro l’ingiustizia e una condizione necessaria per costruire un futuro migliore.
La lotta del Colectivo – sostenuta e accompagnata anche dall’Instituto de Defensa Legal (IDL), partner storico di Progettomondo – si fonda sul diritto alla verità, riconosciuto come diritto umano dal sistema interamericano dei diritti umani, dalle Nazioni Unite e, dal 2002, anche dal Tribunale Costituzionale del Perù.
Secondo il Tribunale Costituzionale, la mancata indagine delle gravi violazioni di diritti umani non colpisce solo le vittime e i loro familiari, ma anche il funzionamento delle istituzioni statali, poiché non è possibile costruire una società democratica su una storia nascosta e resa invisibile.

Affinché le popolazioni indigene, lo Stato e la società peruviana possano conoscere la propria storia e imparare da essa, è necessaria la creazione di una Commissione della Verità, conforme agli standard del diritto internazionale e con un approccio interculturale, come parte di un processo più ampio di verità, giustizia, riparazione, memoria e garanzie di non ripetizione.
Il 3 novembre 2025, quattro esperti delle Nazioni Unite, hanno inviato una lettera di segnalazione allo Stato del Perù, manifestando la loro preoccupazione per la mancanza di misure orientate alla verità, giustizia, riparazione, memoria, ed esortandolo ad adottare misure urgenti stabilite insieme alle popolazioni indigene colpite. Tale documento, per il Colectivo, costituisce un pronunciamento internazionale chiave per avanzare con il ricorso presentato ed è di grande supporto alla loro lotta.
Poco dopo, a dicembre, a Iquitos si è svolta la prima edizione della Scuola del Colectivo Tsiuni, uno spazio formativo promosso da IDL insieme al Colectivo, con l’obiettivo di intrecciare memoria storica, formazione giuridica e riflessione politica partendo dal territorio amazzonico. La Scuola ha raggruppato testimonianze, dialoghi collettivi e sessioni formative sui diritti umani, delle popolazioni indigene e sul funzionamento del sistema di giustizia peruviano e dei sistemi internazionali di tutela dei diritti umani.
Il valore centrale dello spazio è stato l’incontro tra saperi, per costruire un apprendimento partendo dalle esperienze condivise e non solo dalla teoria.

La lotta del Colectivo Tsiuni è una lotta a lungo termine, affinché i crimini dell’epoca del caucciù non siano dimenticati né minimizzati, e affinché la verità diventi uno strumento vivo di difesa dei diritti umani e di costruzione di un futuro di giustizia e dignità.

Francisca Orrego Galarce,
Servizio Civile IDL e Progettomondo in Perù

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